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Storie di 'ndrangheta

La 'ndrangheta e le sue canzoni. La subcultura da debellare

“La cultura per la legalità è lo strumento essenziale per sconfiggere un giorno la mafia e le forme criminali. Non si può pensare che il compito di lottare la criminalità possa essere delegato solo alla forma repressiva. E’ necessario far crescere il seme di una nuova cultura”. Questo quanto affermava Giovanni Falcone, dinanzi ai ragazzi di Palermo nelle scuole, prima di essere barbaramente ucciso dal tritolo di Cosa Nostra. Uno degli argomenti che molti sociologi, e studiosi del fenomeno criminale hanno spesso dibattuto è quello di valutare concretamente quanto abbia influito una certa cultura romanzesca e popolare sulla crescita del mito della figura del padrino.

E tale mito continua ancora oggi ad esercitare un ceto fascino. Esemplare la storia e la vicenda di una iniziativa discografica nata nel luglio del 2000 e che ha fatto molto discutere. “Il canto di malavita - La musica della Mafia” è il titolo e sottotitolo di un Cd corredato da un opuscolo che, contenente ben ventiquattro canzoni con intermezzi parlati, racconta una visione arcaica e antica di una certa ‘ndrangheta. Ventiquattro canzoni della vecchia organizzazione criminale calabrese, la ‘ndrangheta, che, oggi, dalla Dia e dalla Commissione Parlamentare antimafia è riconosciuta quale la più temibile e forte organizzazione criminale europea, di gran lunga più radicata e potente della stessa mafia siciliana.

La pubblicazione del Cd, avvenuta inizialmente in Germania, ha riscosso un notevolissimo successo di vendite e di pubblico, superando nella sola Germania oltre le cinquantamila copie. A tale successo è seguita la pubblicazione in altri stati europei e determinando anche lo sbarco del Cd in America. Centinaia di migliaia di copie con il risultato che i cinque cantori del Cd sono stati chiamati in famosi locali di Amburgo e di Parigi a cantare dal vivo le loro canzoni.

Ed ogni volta ilocali strapieni di fans di tali ballate. Il produttore del Cd, Francesco Sbano che vive in Germania ed è originario di Paola, comune situato sulla costa tirrenica calabrese, nell’introduzione del volumetto che accompagna il Cd, spiega l’origine del fenomeno criminale calabrese affermando che “Quando i Borboni occuparono la Calabria (1738 - 1860) iniziarono a sfruttare la gente attraverso un pesantissimo ed ingiusto sistema fiscale. Chi rappresentava l’odiato Stato erano i peggiori criminali locali. Investiti in tutta fretta anche di titoli nobiliari, vennero scelti dagli spagnoli come collaboratori per estorcere le tasse alla popolazione. Il destino volle che proprio una parte di queste persone, dapprima al servizio dei nobili, si ricredette iniziando a tiranneggiare proprio contro “i padroni”, adottando e modificando i metodi di lavoro imparati dai Borboni e diventando Uomini d’Onore a difesa dei contadini ee dei pastori.

Pronti a morire per un amico, essi furono i Mafiosi del rispetto e dell’onore. In contrasto con gli esattori corrotti, gli Uomini d’Onore erano temuti per il loro fare risoluto ma anche rispettati per i valori che rappresentano. Durante gli anni ’70 numerosi uomini d’onore si dissociarono dall’organizzazione rifiutando i fini e i metodi della nuova mafia. Il canto di malavita non sparisce ma diventa più popolare che mai: se fino ad allora l’ascolto dei brani in codice era riservato agli Onorati, saranno gli stessi dissociati a cantare di fronte ai contrasti (persone non mafiose) le loro dure strofe, affermando che il rispetto e l’onore sono finiti e che non si può chiamare mafia la criminalità di oggi. Gli stessi cantori affermano che queste canzoni non sono state fatte per glorificare la mafia, ma per parlare di valori per loro molto importanti.”. Questa l’introduzione a “Il canto di malavita” che, in America, ha fatto insorgere con una dura polemica le associazioni italo - americane.

E su tale polemica si è scomodato addirittura il “New York Times” che ha dato ampio spazio alle associazioni degli italiani in America, preoccupate per il ritorno negativo dell’immagine degli italiani all’estero. Nell’articolo si offre una dettagliata ricostruzione delle canzoni un codice d’onore basato sul rispetto e sul valore fondante di ogni organizzazione criminale che è l’omertà. LO stesso pentito storico di mafia, Don Masino Buscetta, sosteneva, colloquiando con Giovanni Falcone, che la mafia sarebbe stata sconfitta quando “nessuno poteva più fidarsi di nessuno” e, quindi, quando sarebbe stato sconfitto il cardine fondamentale dell’omertà fra gli affiliati.”I calabresi all’estero non vogliono mostrare le loro origini perché si vergognano - ha dichiarato il produttore del Cd, Francesco Sbano.

La verità è che voglio dare una spiegazione culturale della Calabria per capire come mai la mafia e nata nel meridione d’Italia e perché è poi degenerata”. In risposta a tali affermazioni Dona De Sanctis, viceresponsabile dell’Order Sons of Italy”, in America una delle più importanti organizzazioni italo - americane ha sostenuto che”Non è affatto un tentativo di far comprendere le tradizioni del meridione italiano. Piuttosto si cerca di incassare, sfruttando l’invaghimento degli americani con il mito della mafia. Non c’è alcun modo per contrabbandare un immagine dei mafiosi come paladini dei poveri e degli oppressi, perché gli oppressori sono i mafiosi stessi”.Ed anche in altre occasioni come la partecipazione alla conferenza mondiale per la difesa dei diritti umani Francesco Sbano, presentando tale progetto musicale a Copenhagen ha sostenuto che il vero fine è quello di denunciare l’attuale insostenibile situazione sociale calabrese, incitando a custodire tutte le forme di cultura popolare di, cui tanti corregionali si vergognano”.

Ma il successo dei canti di malavita è stato talmente vasto da indurre la Pias America, casa discografica indipendente con sede a Bruxelles, a proporre una seconda compilazione di canti di malavita intitolata “Omertà, Onuri e Sangu”. Le origini di questi balli e canti è da ritrovare nelle carceri e , soprattutto, fra quei cantori folk, che usavano cantare tali canzoni nelle tipiche feste patronali di paese dove dietro la statua della Madonna o del santo del paese, in prima fila, troneggiava l’uomo di rispetto. Canzoni recitate fra tarantelle, mandolini ed in stretto dialetto aspromontano. Nell’inserto con il Cd è infatti raffigurato ilk paese di San Luca, nel cuorte dell’Aspromonte e patria, per anni di tanti e tanti sequestri di persona oltre ad essere il luogo dove sorge il Santuario della Madonna di Polsi, dove la leggenda narra, si incontrassero i capi storici delle ‘ndrine delle famiglie della provincia di Reggio Calabria.

Una sorta di cupola della ‘ndrangheta sena un vertice riconosciuto come nell’organizzazione mafiosa siciliana, ma con rappresentanti delle famiglie con pari dignità.Ma il Cd “Canti di malavita” è stato anche oggetto di conferenze universitarie. In una convention tenuta a New York al “John D: Calandra Italian American Institute” su “Calabrian Malavita : Songs and the Media” Il professor Goffredo Plastino ha presenato la sua ricerca sostenendo che la Mafia non ha bisogno di questa promozione perché è un ‘organizzazione che trova il potere nel silenzio. Anzi, porre in circolazione questa musica può essere positivo per discutere della struttura e cultura mafiosa. A prescindere se la musica di malavita sarà scartata per la sua violenza o lodata per il suo valore storico, le sue canzoni possono, comunque, dare all’ascoltatore la consapevolezza di cosa sia la ‘ndrangheta e la cultura del silenzio che ha sviluppato”.

Ed al di là delle diverse posizioni sviluppate sull’argomento fra i favorevoli ed i contrari ciò che è innegabile è il successo mondiale del Cd e l’interesse suscitato dai media nazionali ed internazionali. Non solo il New York Times ha dedicato spazio al’iniziativa discografica, ma pagine intere sono state pubblicate su The Times, Newsweek, Rollig Stone, The Guardian, Mojo, Songlines, Evening Standard e tantissimi altri quotidiani e settimanali di diverse nazioni europee ed americane. Molte anche le emittenti televisive olandesi, tedesche, e marcate Usa che sono giunte in provincia di Reggio Calabria per filmare i luoghi descritti nelle canzoni e nei testi del Cd. Numerose le interviste a Don Pino Strangio, responsabile del Santuario della Madonna di Polsi, nel cuore dell’Aspromonte, e a personaggi come Adriana Musella, recentemente insignita dal Presidente della Repubblica per l’impegno civile contro la Mafia e responsabile dell’Associazione “Riferimenti” fondata da Antonino Caponnetto, padre fondatore del pool antimafia di Palermo.In Italia il Cd è stato pubblicato da Amiata Records, casa discografica fiorentina.

I testi delle canzoni sono il frutto di una ricerca condotta negli anni da Mimmo Siclari, che, nei comuni calabresi, ha musicato e registrato, con la sua casa discografica di Reggio Calabria, le vecchie ballate ‘ndranghetiste. In Calabria, infatti, nel mercato nero delle riproduzioni su cassette, da anni si vendono negli autogrill dell’autostrada o nelle fiere paesane, riproduzioni di canti di malavita che traggono, spesso , i loro testi da fatti realmente avvenuti. Alla stregua dei cantastorie siciliani che raccontavano le geste della mafia con il teatrino dei Pupi, nelle piazze di Corleone o Villabata. Può, oggi, nel 2005, il mito dell’uomo d’onore, dello ‘ndranghetista affascinare ancora tanti e tanti cultori della musica di malavita, nonostante la crudezza e la violenza che trasuda dai testi?

Si può ancora credere che possano essere esistiti uomini d’onore che esercitavano la violenza, quale unica legge della vita o non aveva forse ragione Don Masino Buscetta, o Antonino Calderone, boss pentito della mafia siciliana, quando affermavano che gli uomini d’onore erano figli solo di una realtà romanzata e cinematografica, mentre la realtà era degna solo di far meritare a tali personaggi l’appellativo molto più reale, sin dai tempi antichi, di “Uomini del Disonore”?.

Gianfranco Bonofiglio

P.S.:

Per poter visionare le recensioni dei quotidiani che hanno pubblicato articoli sul Cd “Il canto di Malavita”, basta andare all'indirizzo web: http://WWW.PIAS.COM/MAFIAPRESS/

Per il testo delle ventiquattro canzoni che compongono il Cd, basta consultare il sito: http://ilpadrino.skyblog.com/18.htlm

Con l’occasione distinti saluti

 

fonte: Antimafia 2000 (Rivista mensile) - www.antimafia2000.org


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