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Polemica con "Calabria Ora". Botta & risposta (8 e 9 luglio 2011)

Calabria OraIl Botta e risposta pubblicato su "Calabria Ora" del 9 luglio 2011 a pag. 16 nel quale viene pubblicata la lettera al Vicedirettore, Davide Varì, scritta dal giornalista Gianfranco Bonofiglio, e la risposta dello stesso Varì, impone un antefatto riguardante l'affermazione del vicedirettore Varì, condivisa dal Direttore Sansonetti, che a Cosenza non necessita un sistema di videosorveglianza essendo Cosenza una città sicura e tranquilla. Tale tesi, assolutamente non veritiera, deve necessariamente essere contestata e nella lettera del giornalista Bonofiglio se ne illustrano le ragioni. Interessante leggere anche la risposta.

Un grave errore ritenere la nostra una città sicura 

Le motivazioni addotte dal Vicedirettore di “Calabria Ora”, Davide Varì, illustrate nell'articolo “Le videocamere non servono” pubblicato su pag. 13 dell'edizione dell'8 luglio in merito alla manifesta volontà dell'amministrazione comunale di voler potenziare il sistema di videosorveglianza non sono solo molto discutibili, ma dimostrano, inequivocabilmente, come il Dott. Varì non conosca bene la città di Cosenza.

Del resto, non essendo cosentino, è del tutto ovvio. Avvalersi delle statistiche del Ministero degli Interni che conteggiano i reati compiuti è un dato che non tiene conto del perchè si registrano alcuni dati e non altri. Il numero dei reati compiuti non è il metodo con il quale si può misurare la sicurezza e non può essere un indice di legalità. A Cosenza negli ultimi anni, a differenza del 1981 nel quale vennero compiuti ben 21 omicidi, non si spara e non si uccide non perchè la città è più sicura ma perchè le organizzazioni criminali imperanti vivono in una “pax mafiosa”, che gli consente di arricchirsi e di controllare la città stessa, impedendo il proliferare di reati, cosiddetti minori, tra i quali, scippi,rapine e borseggi, che la criminalità che conta ha sempre avversato, onde poter avere enormi vantaggi da una realtà considerata “tranquilla”. Pax criminale che consente l'infiltrazione sempre più massiccia di interessi criminali in attività commerciali ed imprenditoriali apparentemente lecite. Pax criminale che consente alle consorterie criminali di agire indisturbate nelle campagne elettorali e di indirizzare i propri consensi agli amici degli amici. Una città oscura, Cosenza, che ha sempre saputo dare a chi non la conosce l'immagine di una città sicura, di una città tranquilla, di una città diversa da Reggio Calabria o da Lamezia terme, dove si spara e dove si uccide. Una città che , con questa falsa nomea, ha ospitato latitanti di spicco a livello nazionale. Una città dove poco manca che qualcuno si alzi e dica che “la mafia a Cosenza non esiste”. Un ritornello già ascoltato per tanti anni e che ha consentito la trasformazione di una criminalità di quartiere a criminalità imprenditrice. Sostenere che Cosenza sia una città sicura è una grave errore e sembra ricalcare il ritornello di tanti e tanti politici e giornalisti che negli anni settanta sostenevano che Cosenza era una città tranquilla ed immune dall'illegalità, salvo ricredersi negli anni ottanta quando scoppiò la prima guerra di mafia. Giornalista, Resp. Centro Studi regionale sull'illegalità

RISPOSTA DEL VICEDIRETTORE VARÌ

INSISTO, COSENZA È SICURA

LA PAURA È IL BUSINESS DEI GIORNALISTI

Insomma, il signor Gianfranco Bonofiglio sostiene che la città di Cosenza è insicura. e non ha bisogno dei freddi dati del ministero dell'Interno per dimostrare la sua tesi. No, la sua idea si basa sulla conoscenza diretta del territorio, delle strade più buie e dei vicoli più pericolosi della città Bruzia. Il fatto che a "campare" sul mito delle città insicure non è solo la politica, nè le aziende che producono macchine di videosorveglianza. No, sulla paura ci campano soprattutto i giornalisti, e non mi riferisco certo al signor Bonofiglio. Pur di vendere qualche copia in più noimestieranti dell'informazione siamo pronti a tutto, anche a dipingere i nostri quartieri quasi fossero il Bronx. Ma torniamo la tema in questione: nella sua lunga lettera che volentieri pubblichiamo, il signor Bonofiglio non si preoccupa minimamente di sostenere la propria tesi con un minimo di dati oggetivi e verificabili. E non è un caso: il mito della paura non si fonda sulla realtà vera, ma sulla cosiddetta realtà percepita. e allora basta un singolo fatto di cronaca ben "pompato" dalla stampa per dimostare che la città in questione è insicura. Hai voglia poi a cercare di spiegare che non è così, che il numero di furti, di omicidi, di scippi e così via è diminuito. Tutto vano, tutto inutile. Ma chi conosce davvero Cosenza sa bene che girare di notte è un piacere, soprattutto in questo periodo d'estate. E allora invitiamo il signor Bonofiglio a lasciare a casa il giubbotto antiproiettile e a passeggiare con noi tra i vicolidi questa meravigliosa città che mi ospita con dolcezza e gentilezza da circa un anno.

ps: Se il signor Bonofiglio non ha bisogno di dati, non sì. Per questo ripubblichiamo il rapporto del Ministro dell'Interno che, al di là di ogni ragionevole dubbio, dimostra che la nostra città è tra le più sicure d'Italia.

 

 


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