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OGGI 31 LUGLIO 2011 nasce “la voce cosentina

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Storie di 'ndrangheta
Il ROMANZO CRIMINALE BRUZIO - COSENZA E LA SUA STORIA DI 'NDRANGHETA (terza puntata) PDF Stampa E-mail

LA STORIA (Terza Puntata) 29 luglio 2003

Dalla pax mafiosa alla mafia imprenditrice

Nelle prime due parti si è tentato di descrivere una prima fase dell'espansione e dell'evoluzione del fenomeno criminale che, dall'omicidio di Luigi Palermo, nel 1977, attraversa una serie di conflitti e di scontri fra le bande contrapposte nel tentativo di imporre il predominio dell'una sull'altra. Tale scontro protratto nel tempo e divenuto sempre più cruento e caratterizzato anche da fatti eclatanti induce, soprattutto dopo l'omicidio del direttore delle carceri Sergio Cosmai ed il pentimento nel 1986 di Antonio De Rose, collaboratore ancor prima che venisse approvata la legge sul pentitismo, i clan contrapposti alla stipula di una pax mafiosa. 

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La 'ndrangheta e le sue canzoni. La subcultura da debellare PDF Stampa E-mail

“La cultura per la legalità è lo strumento essenziale per sconfiggere un giorno la mafia e le forme criminali. Non si può pensare che il compito di lottare la criminalità possa essere delegato solo alla forma repressiva. E’ necessario far crescere il seme di una nuova cultura”. Questo quanto affermava Giovanni Falcone, dinanzi ai ragazzi di Palermo nelle scuole, prima di essere barbaramente ucciso dal tritolo di Cosa Nostra. Uno degli argomenti che molti sociologi, e studiosi del fenomeno criminale hanno spesso dibattuto è quello di valutare concretamente quanto abbia influito una certa cultura romanzesca e popolare sulla crescita del mito della figura del padrino.

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La 'ndragheta ed il caso Moro PDF Stampa E-mail

(pubblicato sul giornale on line democrazialelagità.it il 2007) 
 
La recente intervista del senatore a vita Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica, ripropone l'eventualità , a tanti anni di distanza, di riaprire la discussione su una delle pagine più tristi e più oscure della storia della nostra Repubblica: il caso Moro.

E nella stessa intervista si sottolinea uno delle tante zone d'ombra di quella vicenda, il ruolo che avrebbe potuto assolvere nei famosi giorni della prigionia di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse l'organizzazione criminale calabrese, la 'ndrangheta, che già allora vantava non poche aderenze nel mondo politico e cosiddetto istituzionale.

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La triste storia di Paul Getty III, sequestrato dalla 'ndrangheta nel 1973 PDF Stampa E-mail

Paul Getty III è morto a 54 anni il 7 febbraio 2011. Rimarrà nella storia il suo sequestro che, nel 1973, segnò l'inizio della trasformazione della 'ndrangheta in una potente holding criminale a livello mondiale. Erano i primi anni settanta. Gli anni del decennio nero, delle stragi, del boia chi mollla, del sequestro Moro. E anche gli anni in cui la già potentissima organizzazione criminale della 'ndrangheta avvia una nuova industria ed un nuovo metodo per acumulare denaro da investire nel traffico di droga e negli appalti, segnando l'avvio di quel processo di infiltrazione di capitali illegali nell'economia legale che determinerà il fenomeno, ancora oggi sottovalutato, dell'economafia. La nuova industria è quella dell’anonima sequestri, che per anni sarà l’artefice di de­cine e decine di sequestri effettuati nell’in­tero territorio nazionale con molti dei se­questrati che, nonostante il riscatto pagato, non ritorneranno più nelle loro case la­sciando affranti per sempre i loro cari.

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All'Universita' D'Annunzio di Pescara - Chieti un convegno sull'ecomafia (17.04.2008) PDF Stampa E-mail

17/04/2008  

Dal 1994 al 2005, i reati ambientali in Italia sono stati 321.034 con 215.679 persone denunciate e arrestate e con 68.067 sequestri di siti e manufatti di vario genere. Secondo i dati di Legambiente, il 41 per cento di queste violazioni si è verificato in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, vale a dire nelle quattro regioni del Mezzogiorno dove la presenza delle mafie è invasiva e pervasiva specialmente nel ciclo dei rifiuti e del cemento. Ma le cose non sono andate meglio negli anni 2006 e 2007, perché nessuno dei problemi strutturali del ciclo dei rifiuti è stato risolto.

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Recensione "La citta' oscura" Prima edizione PDF Stampa E-mail

E la’Ndrangheta si fa imprenditrice dell’illegalità
di Marilena Rodi
In una terra dove si fa ancora fatica a redimere un fenomeno anomalo
per il vivere civile: un libro di Falco editore denuncia i nuovi scenari


Complicità e connivenze da sempre rappresentano la roccaforte della criminalità organizzata. L’educazione alla legalità e l’impegno civile per la diffusione e la crescita del diritto di cittadinanza sono gli elementi cardine per contrastare le forme di illegalità e l’azione pervasiva della malavita.


 

«Il compito di ogni buon amministratore è anche quello di facilitare e sostenere l’impegno di chi, in prima linea, profonde le proprie energie per una giusta e sacrosanta battaglia di crescita morale e civile»: così, l’On. Gerardo Mario Oliviero, presidente della Provincia di Cosenza, nella prefazione del libro La città oscura. Venti anni di impegno per una nuova cultura della legalità, di Gianfranco Bonofiglio, edito da Falco editore (pp. 208, € 10,00), una raccolta di denunce di cronaca locale dal 1988 ai giorni nostri. Oliviero continua: «Le città oscure e i coni d’ombra devono essere illuminate per poter dare ai giovani la speranza di un futuro diverso, degno di essere vissuto».

Si apre in questo modo il viaggio che l’autore propone al lettore, accompagnandolo nei meandri della Calabria complice e responsabile di alcuni processi innescati negli anni bui della malavita e che, a malincuore, paiono avere seguito anche nel nuovo millennio. Dalla Calabria, regione apparentemente scollegata dal contesto nazionale, emerge una condizione di mancata crescita del senso di cittadinanza e di stato che affonda le radici nella tradizione storica, creando i presupposti ideali per favorire il radicamento della cultura omertosa. 

L’illegalità diffusa come status sociale

La struttura sociale «dell’illegalità diffusa ed ambientale», secondo l’autore, è proporzionale allo status di un territorio che non sente la “necessità” di progredire con mezzi leciti; il comportamento individuale è proteso alla ricerca del successo in maniera spregiudicata, dimentico del senso civico d’appartenenza. L’adagio “occhio per occhio e dente per dente” si è insinuato nella logica comune, sedimentando un carattere fortemente orientato alla noncuranza dei fenomeni anomali di corruzione e abuso e favorendo nei cittadini persino il distacco dalla realtà locale.

«Lasciate ogni speranza voi ch’entrate», “celebrava” Dante Alighieri nella prima cantica della Divina Commedia dedicata all’Inferno, sulla soglia del mondo degli spiriti dannati, oltrepassata la quale il destino delle anime era segnato dal tormento e dalla dannazione eterna. Il parallelo parrebbe ardito e probabilmente provocatorio: ci penserà la cronaca locale a raccontare le ardenti e numerose denunce dei fatti di ’Ndrangheta verificatisi negli ultimi vent’anni.

In tale scenario, nel 1985 – ma avrà vita breve – nasce il Centro di ricerca e documentazione dello studio mafioso, afferente al Dipartimento di Sociologia dell’Università della Calabria, fondato dal professor Pino Arlacchi, autorevole studioso delle dinamiche criminali. Contestualmente, mentre ci si domanda se è possibile impegnarsi per la crescita della cultura della legalità, molti giovani vengono coinvolti dalla passione anti-criminalità nella speranza di migliorare la condizione calabrese, senza mafia e senza paure.

A distanza di vent’anni, tuttavia, la Calabria sembra radicata alla tradizione… «un muro di gomma», edificato su ipocrisie e favoreggiamenti, e in un certo senso, in controtendenza rispetto all’orientamento nazionale e della vicina Sicilia (regione che ha voluto reagire, nella coscienza, al potere di Cosa Nostra).

La ’Ndrangheta è cresciuta consolidando la propria posizione economica e rinforzando i bilanci annuali, paragonabili ad una manovra finanziaria dello stato, nella quasi indifferenza della popolazione calabrese e grazie al foderato consenso delle amministrazioni locali. La connotazione assunta è ormai degna di un’organizzazione imprenditoriale.

 

Dai pentiti alla mafia imprenditrice

Da non sottovalutare è, altresì, il fenomeno del pentitismo a Cosenza, nutrito abbastanza da superare numericamente la schiera dei collaboratori di giustizia, ma che di fatto non ha intaccato il sistema di potere della criminalità. A tal proposito l’autore ricorda don Masino Buscetta che, in un’intervista con il giornalista Saverio Lodato, disse: «La Mafia ha vinto ed il ricordo degli anni successivi alla reazione dello Stato in seguito alla morte di Falcone e Borsellino sono ormai solo uno sbiadito ricordo».

Nella prima parte del libro, Bonofiglio ripercorre alcune tappe epocali della storia della ’Ndrangheta, proponendo stralci di cronaca dalla quale emergono alcuni personaggi salienti per le vicende locali: da “u Zorru” a Raffaele Cutolo; ai fratelli Bartolomeo e Notargiacomo; al “rinnegato” Antonio De Rose, testimone pentito e abbandonato al suo destino – era stato il primo, nel 1986, a svelare gli intrecci fra i clan che agivano nella provincia di Cosenza, ma allora non v’era certezza della pena o normativa che chiarisse come gestire le dichiarazioni.

Nel 1995, durante l’operazione “Garden”, si pentiva il «boss dagli “occhi di ghiaccio”», Franco Pino, e determinava la decadenza della vecchia generazione criminale. È la “stagione del pentitismo”, dalla quale scaturisce il “caso Cosenza”, unico nel panorama nazionale. Bonofiglio prosegue facendo menzione delle caratteristiche mutate nel tempo circa l’approvvigionamento delle risorse finanziarie che, tra gli ultimi anni Ottanta e gli anni Novanta, assume “identità narcotiche”poiché gran parte delle entrate proviene dal traffico degli stupefacenti. La mafia imprenditrice trova quindi la strada per giungere al potere e al rispetto sociale.

Le istituzioni, conniventi e “non vedenti”

Nella seconda parte l’autore, attraverso la cronaca locale, ricorda la nascita della Lega giovanile antidroga e i tentativi di sensibilizzazione innescati al fine di creare una cultura della legalità mediante la promozione di iniziative atte a diffondere la conoscenza degli effetti devastanti della criminalità organizzata. L’attività della lega conduce alla riapertura del centro di ricerca fondato dal prof. Arlacchi e al coinvolgimento dell’Università della Calabria nella lotta alla mafia. Le istituzioni locali, tuttavia, non sembrano essere molto interessate a “far pulizia”, piuttosto si limitano a garantire un’adesione di facciata per mantenere un’immagine di corretta amministrazione, riuscendo in realtà a tenersi abbastanza a distanza da provvedimenti che possano intaccare il potere della criminalità.

L’autore fa riferimento anche ai “martiri” dell’informazione, i giornalisti che sono “caduti” per aver, in qualche modo, contribuito a far luce su alcune vicende misteriose e di evidente collegamento con la mafia: nove omicidi fra Calabria e Sicilia, tra il 1960 e il 1993. Bonofiglio, in una cronaca de “La Provincia Cosentina” del 3 agosto 2003, ricorda le azioni ritardatarie della Commissione parlamentare antimafia, creata ufficialmente nel 1962, ma che di fatto, in Calabria, ha saputo solo confermare l’emergere consistente della realtà mafiosa, restando pressoché a guardare l’evolversi della situazione senza intervenire concretamente.

Le nuove frontiere del capitale mafioso

Al 3 marzo del 2004 risale un articolo, di nuovo de “La Provincia Cosentina”, nel quale viene denunciato l’affare delle “ecomafie”, nuova frontiera di business economico-finanziario della holding ’Ndrangheta. Sul territorio nazionale sono centotrentotto le cosche coinvolte nei reati ambientali, sedicimila le persone incriminate, oltre un miliardo e quattrocento milioni di euro annuali di introiti, oltre un miliardo e seicento milioni di euro per la gestione dei rifiuti speciali.

Discariche abusive, cemento illegale ottenuto dai rifiuti e gestione di quelli pericolosi e tossici rappresentano una quota importante degli affari mafiosi. Una leggenda, di cui non si è mai riusciti a concretizzare i percorsi, narra che negli anni Ottanta, con il consenso dei clan potenti della zona, alcune navi da rottamare siano affondate (appositamente) lungo la costa tirrenica con al loro interno rifiuti tossici e radioattivi. Con un linguaggio di immediata comprensione e uno stile naturalmente giornalistico, Bonofiglio tenta di offrire un contributo coraggioso nell’organizzazione delle testimonianze storiche citate nel libro, facendo della divulgazione delle notizie l’arma con la quale stimolare la conoscenza e la reazione della cittadinanza.

Marilena Rodi

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno II, n. 14, ottobre 2008)