image1 image2 image3 image4 image5

Notizie flash

OGGI 31 LUGLIO 2011 nasce “la voce cosentina

la voce cosentina”, rappresenta una scommessa, una sfida. Quella di offrire un'informazione libera e realmente senza padroni. La sfida del coraggio della verità. Quella verità scomoda che non piace ai potenti, a chi gestisce le lobby, a chi amministra il bene pubblico per trarne vantaggi di natura personale e familiare.

Sei quì: Home Convegni Lobby, la Nuova Via Italiana - Rossano Calabro

Calendario

«  settembre 2021  »
lmmgvsd
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930 
Lobby, la Nuova Via Italiana - Rossano Calabro PDF Stampa E-mail

24 novembre 2006 - 25° CAFEE' PHILO - VENERDI' 24 2006

Sarebbero almeno 2 mila i personaggi che, senza dichiararlo ufficialmente, fanno lobby nelle diverse sedi istituzionali. Giornalisti, avvocati, commercialisti, ex parlamentari ed ex amministratori locali continuano ad affollare questo mondo, nonostante l’impegno profuso finora, da più parti, per trasformare la lobby in un’attività riconosciuta e legalizzata.

 

Anche di questo si è parlato nel corso del 25esimo Caffè Filosofico itinerante, in programma Venerdì 24 Novembre, alle Ore 17.30, presso il Bar WELCOME a Rossano Scalo, alla presenza di Pippo CALLIPO – Imprenditore, Maria Gabriella CAPPARELLI – Giornalista TG2, Beniamino DONNICI – Sottosegretario Affari Generali Regione Calabria e Deputato Europeo, Massimo CLAUSI – Giornalista de “Il Quotidiano della Calabria”, Alessandra MAZZEI – Professoressa di Lettere ed Imprenditrice, Leonardo GRAZIANO – Giornalista di “Calabria Ora”, Giuseppe LAVIA – Assessore Politiche Giovanili, Sport e Tempo Libero del Comune di Rossano, Giovanni DIMA – Coordinatore Regionale di Alleanza Nazionale e Gianfranco BONOFIGLIO Giornalista de “La Provincia Cosentina”.
Secondo i più organizzati, esiste in Italia una superlobby alla quale questa realtà, questa zona grigia in cui le diverse attività di lobbies non sono riconosciute dalle leggi, sta bene così e non s’intende cambiarla. 

Perché? Dove e come agiscono le lobbies in Italia? Come, quando e quanto interferiscono con il mondo del giornalismo, del potere, dell’imprenditoria e della cultura o del mecenatismo contemporaneo?
Ma, soprattutto, come è cambiato il modo di fare lobby dalla prima alla seconda repubblica? Cosa è cambiato nelle relazioni con il potere e con la politica partitica?
Secondo alcuni, oggi la relazione è solo una parte di una progetto di più ampio respiro, di una strategia di comunicazione che si prefigge di raggiungere risultati concreti nel medio periodo. E’ proprio così?
Altra questione. Con la modifica del Titolo V della Costituzione gli enti locali hanno acquisito un nuovo ruolo e questo ha voluto dire, per molte agenzie di lobbies, creare una rete di relazione in grado di coprire tutte le regioni dove una stessa materia, per esempio la sanità o l’ambiente o la grande distribuzione, viene regolata in modo diverso. 
I clienti di oggi, sostengono alcuni esperti del settore, chiedono più capacità di cultura del campo politico, più intelligence per mappare gli schieramenti che hanno sostituito le vecchie correnti. Si vuole una consulenza più strategica, più tecnica. Si tratta di un fenomeno più o meno tangibile? Anche a livello locale?
 
Ma che cos'è una lobby?
Il termine gruppo di pressione ha, nella lingua italiana, un sinonimo acquisito dalla tradizione anglosassone: lobby.
Lobby è parola di derivazione latina medioevale (da “lobia” = loggia, portico). Secondo Adrian Room questa parola venne usata per la prima volta da Thomas Bacon in “The relikes of Rome” nel 1553; nel 1593 essa venne ripresa da William Shakespeare in “Enrico VI (parte 2)”, con il significato di “passaggio”, “corridoio”.
 
Altre fonti fanno derivare lobby dall’Antico Alto-Tedesco lauba, che significava deposito di documenti, che divenne poi lobby nell’adattamento inglese. Il dizionario inglese Webster ricorda che questa parola designa anche il recinto dove vengono raggruppati gli animali destinati al macello.
 
Fu nel secolo diciannovesimo, 1830 circa, che il termine lobby venne ad indicare, nella House of Commons, quella grande anticamera in cui i membri del Parlamento usavano votare durante una “division”.
 
Successivamente il termine venne attribuito a quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare i membri del Parlamento stesso. Per indicare questi rappresentanti e l'attività da essi esercitata, si iniziò, nel XIX secolo, a far uso dei termini lobbyist e lobbying. Estensivamente lobby indica poi il gruppo da essi rappresentato.
 

 Il termine lobby viene usato correntemente anche per indicare un certo numero di gruppi, organizzazioni, individui, legati tra loro dal comune interesse di incidere sulle istituzioni legislative: in Europa presso la Commissione che ha sede a Bruxelles, negli Usa presso il Congresso di Washington.
 
Il fenomeno lobbistico si inquadra in un contesto deidologizzato, pertanto l'adesione o la presa di contatto con un gruppo di interesse non implica di per sé coincidenza a una generalizzata, o ideologica, visione del mondo ma si concretizza in un supporto a singole e specifiche negoziazioni con le istituzioni.
 
E, per finire, esso è stato adottato dal linguaggio giornalistico, anche per indicare una manifestazione popolare, generalmente composta da un corteo, comizi, uso di cartelli e striscioni, che ha lo scopo di far pressione in supporto di (o contro) un preciso provvedimento legislativo (es.: la lobby contro la "poll-tax" istituita dal Primo Ministro conservatore Margaret Thatcher, che si è attivata in più riprese nell'arco dell'anno 1990/1991 in Gran Bretagna).
 
Tutti gli usi non letterali del termine lobby, escluso quest'ultimo, sono entrati a far parte della lingua italiana o, per lo meno, del linguaggio giornalistico italiano. Abbiamo quindi: "lobby", "lobbies", "lobbying", "lobbista", ecc.