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Il Pesce al mercurio PDF Stampa E-mail

10/10/2007
Che la 'Ndrangheta Spa, la più grande holding italiana con interessi di miliardi di euro diffusi in ogni angolo del pianeta si interessasse anche di rifiuti tossici era ed è fatto notorio. Ma che tale losco traffico nel quale si ritrovano esponenti di diverse lobby nazionali ed internazionali e che coinvolgono trafficanti di ogni genere potesse generare anche una nuova specie ittica supera anche la più prolifica delle fantasie.

Infatti negli scenari incantevoli delle coste tirreniche della Calabria è stato pescato il pesce al mercurio. Sembra essere una barzelletta invece è tutto maledettamente vero. Nei mesi scorsi un quantitativo considerevole di metalli pesanti è stato rinvenuto nel pescato proveniente dalle acque del Tirreno.

A condurre l'indagine in merito nei mesi scorsi è stata la Capitaneria di Porto di Cetraro e quella di Vibo Valentia con la collaborazione del dipartimento di prevenzione dell'Azienda sanitaria di Paola. Indagine richiesta del sostituto procuratore di Paola, Francesco Greco, che continua ad indagare sul mistero delle navi – carretta che si presume siano state affondate negli anni ottanta e novanta stracolme di bidoni contenenti rifiuti tossici e che oggi siano adagiate nei fondali marini del Mediterraneo a circa 300 – 400 metri di profondità.

E dall'esame condotto sui pesci, soprattutto crostacei e molluschi, sembra che siano state rilevate presenze di cadmio, piombo e mercurio, in particolar modo in alcune specie pelagiche di notevoli dimensioni. Dovrebbe essere in corso una secondo esame con una nuova campionatura di pesci per poter verificare con un certo margine di esattezza la dimensione del fenomeno. 
 
Inutile dire quanto sia dannoso per la saluta umana l'inquinamento marino con sostanze chimiche pericolose, soprattutto se si dovesse ingerire del pesce contenenti tali sostanze. Dal rapporto su sostenibilità ed ambiente il 70 – 90% delle malattie riconducibili agli inquinanti tossici persistenti è da legare al consumo di prodotti contaminati. E non sono solo le coste calabre ad essere probabilmente interessate ad un fenomeno così grave ma anche sulla terraferma si sono verificate situazioni allarmanti. Basti accennare l'episodio, e su questo non vi sono probabilità di sorta , ma solo certezze relative al sotterramento di 35mila tonnellate di ferrite di zinco, qualificate come rifiuti speciali e provenienti dalla ex Pertusola Sud di Crotone e seppellite nel territorio di Cassano allo Ionio e Cerchiara di Calabria, due comuni di vasta estensione della Provincia di Cosenza.

Ed anche la ferrite di zinco si insinua nelle falde acquifere ed il vento ne solleva le particelle più leggere, determinando anche in questo caso danni ambientali rilevanti e rischi per la salute pubblica. Sono ben undici anni che si attende la bonifica della zona. Per la vicenda della Ferrite di zinco negli anni novanta venne arrestato l'allora assessore all'ambiente della Regione Calabria, che venne dopo pochi giorni scarcerato. Inutile dire che il relativo procedimento giudiziario è finito in una bolla di sapone con un bel decreto di prescrizione ed inutile dire che l'assessore in questione continua tranquillamente , dopo tanti anni, ad occupare una delle cinquanta poltrone  della Regione Calabria e che l'essere stato coinvolto in una vicenda giudiziaria non solo ne ha aumentato il potere ma, ovviamente, anche il consenso elettorale. Ma nei palazzi del potere Romano tutto ciò non interessa.

Come tutti sanno i voti ed il denaro non hanno odore. Da qualsiasi parte provengano sono sempre ben accetti. Questa è la Calabria che è la metafora di un Paese oramai destinato ad un triste tramonto.