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22/08/2007
La strage di ferragosto avvenuta in Germania con ben sei morti riconducibile alla faida di San Luca ancora una volta conferma, per come è stata interpretata anche dai maggiori quotidiani italiani e stranieri, una visione arcaica e completamente errata della 'ndrangheta, organizzazione criminale che continua ad essere sottovalutata. 

Si è giunti addirittura ad individuare la causa scatenante della faida di San Luca,  piccolo comune aspromontano, con il lancio di uova fra alcuni giovani rampolli di opposte famiglie.

Una versione ridicola e folcloristica che risente di vecchi e superati pregiudizi e che dimostra anche la superficialità con la quale si affronta la questione. La 'ndrangheta con la coppola, chiusa fra i confini dell'impervio Aspromonte, è una visione arcaica che solo alcuni si ostinano, in Italia e all'estero ancora a descrivere.

Mentre, in alcuni casi, la sottovalutazione dell'organizzazione criminale calabrese risponde ad una vera e propria strategia. E', invece, necessario comprendere le dinamiche che caratterizzano e caratterizzeranno anche per il prossimo futuro l'evoluzione del fenomeno criminale. Oggi la 'ndrangheta è la struttura orizzontale aggregata per famiglie che detengono il loro dominio territoriale che può essere comparata ad una grande holding nella quale, sul piano planetario, si intrecciano alleanze e rapporti di natura affaristica con l'obiettivo di lucrare in ogni possibile affare e, soprattutto, nella quale si deve raggiungere l'obiettivo di riciclare e purificare tutti i proventi stratosferici provenienti dal dominio incontrastato del mercato della droga, in particolare della cocaina.

Ed è su questo particolare aspetto che la legislazione italiana dimostra in modo chiaro ed inequivocabile la sua completa insufficienza. Una legislazione arcaica e fallimentare che non consente di poter indagare seriamente all'interno del mondo oscuro ed ombroso di una certa finanza, che non consente di poter accedere ai tanti paradisi fiscali nei quali gli emissari della 'ndragheta godono di grande prestigio.

Addirittura in una indagine condotta dalla Dda di Reggio Calabria e all'interno di un apposito fascicolo su " ndrangheta e rapporti internazionali" si narra del tentativo effettuato dai servizi segreti degli emirati del Kuwait nel contattare alcuni esponenti importanti dell'organizzazione criminale calabrese per cercare di contattare personaggi chiave del mondo dei paradisi fiscali per recuperare parte del tesoro trafugato da Saddam Hussein nella prima guerra del Golfo. Inoltre basti accennare ai rapporti fra la 'ndrangheta ed i Lupi Grigi, l'organizzazione che attentò alla vita di Papa Woitila.

E non pochi furono gli allarmi, ovviamente inascoltati, dei servizi segreti tedeschi sul ruolo della 'ndrangheta nell'economia tedesca e sui tanti investimenti effettuati, Oltre cento i paesi nel mondo, dei quali alcuni anche in Africa, dove si sospettano investimenti anche cospicui. E dinanzi ad una holding globalizzata di tale livello che, in virtù dei grandi capitali a disposizione, gode di coperture insospettabili a tutti i livelli si continua a parlare di faide e di raffigurazioni che appartengono solo al passato.

Oggi i figli della seconda e terza generazione dei capi storici delle famiglie della piana non vivono più in Calabria ma sono dei rispettabili professionisti laureati che si muovono da imprenditori nei campi più svariati, dalle grandi cliniche alla grande distribuzione, all'alta finanza e ai grandi lavori pubblici, finanziando in più casi anche le campagne elettorali e le strutture organizzative di politici di primo piano a livello nazionale, non calabresi, che garantiscono il perseguimento dell'obiettivo fondamentale che è quello di continuare a sottovalutare la potenza economica di una organizzazione che nell'ombra e nella grande corruzione di un paese oramai malato e privo di anticorpi sta contribuendo a trasformare l'economia nazionale in "economafia".

E quando tale processo assumerà dimensioni ancora più consolidate allora si potrà concretizzare quella infausta ma veritiera profezia che Don Masino Buscetta, pentito storico della mafia siciliana, scritta dal giornalista Saverio Lodato nell'ultimo libro-intervista  pubblicato pochi giorni prima della sua morte.

"La corruzione e le connivenze di alto livello sono troppo radicate. E' oramai troppo tardi. La verità è che la mafia ha già vinto". Queste le ultime parole del boss dei due mondi. Ma, nonostante tutto, vi è ancora chi, caparbiamente, vuole illudersi che la lotta non è ancora persa e che, un giorno, qualcosa possa cambiare per costruire le reali condizioni per essere liberi dalle mafie, liberi dalle paure.