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Il ROMANZO CRIMINALE BRUZIO - COSENZA E LA SUA STORIA DI 'NDRANGHETA (quinta ed ultima puntata) PDF Stampa E-mail

LA STORIA (Quinta Puntata)

Una nuova criminalità moderna e globalizzata

Nel febbraio 1996, con l'avvio del dibattimento nel maxibunker di Via degli Stadi, il maxiprocesso “Garden” segnò un vero e proprio spartiacque nella storia della criminalità cosentina. Nel corso del processo molti degli imputati preferirono prendere la strada del pentitismo. Il dibattimento fu anche caratterizzato da molte versioni differenti fra gli stessi pentiti con una gestione della stagione del pentitismo che né vanificò molti degli aspetti positivi che ne potevano giungere. Oggi, che il pentitismo è definitivamente passato di moda, si può affermare che tutta quella “borghesia criminale” che si sperava venisse intaccata dalle confessioni dei pentiti è tranquillamente passata indenne dal pericolo di essere coinvolta.

Probabilmente quando qualche pentito osava fare qualche nome che conta i riscontri non erano sufficienti e la credibilità vacillava, tranne per quei delitti di cui già avevano parlato altri pentiti e che erano oramai consegnati alla storia della mafia. In realtà il fenomeno dei pentitismo ha interessato una determinata generazione. Quella che agiva e spadroneggiava negli anni ottanta ed ha chiarito e fatto luce su molti delitti, mentre tanti altri sono rimasti o opera di ignoti o polverosi fascicoli custoditi da anni in chissà quale archivio. Un processo che si è concluso con la sentenza della corte di cassazione dei tre luglio 2000. Un processo che ha chiuso con una generazione mentre, implacabile, ne sopraggiungeva un'altra non meno temi- bile della precedente. E tutto ciò mentre a livello locale e nazionale si registrava una spietata campagna d'opinione tendente a delegittimare i pentiti ed il pentitismo che in alcuni casi aveva coinvolto personaggi politici eccellenti ed intoccabili. Il processo di normalizzazione era in atto ed il periodo di emergenza e di attenzione dell'opinione pubblica sul fenomeno mafioso, frutto anche dell'emozione suscitata dalle morti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, stava definitivamente tramontando. In un simile quadro di ricostruzione di quell'impunità tipica degli anni ottanta le organizzazioni criminali non potevano non riprendere linfa e forza e riorganizzarsi sul territorio superando definitivamente il periodo dei pentitismo. E questo è quanto avvenuto anche a Cosenza.

Con qualche variante e correttivo da prendere per riaggiustare alcuni equilibri che sembravano prossimi al cambiamento. Infatti, è presumibile che qualcuno approfittando dello stravolgimento causato da molti big che avevano abbracciato il pentitismo, abbia ben pensato di creare qualche clan nuovo ed autonomo rispetto agli equilibri ben consolidati. Ed in questa chiave di lettura si possono, probabilmente, inquadrare una serie di omicidi, rimasti impuniti, che hanno caratte- rizzato Cosenza negli anni recenti dal'98 al 2000. Il pentito Franco Garofalo aveva previsto tale situazione dichiarando nel 1999, durante le fasi di un dibattimento processuale che «la criminalità è più forte di prima. Non sta facendo i nostri errori. Cerca di evitare il proliferare di nuovi pentiti». Dal luglio '98 iniziano, nuovamente, le tristi elencazioni di nuovi omicidi che si registrano in tutta la provincia essendovi sempre e comunque dei legami e delle alleanze fra i vari gruppi che dominano in provincia. Nel ’99 si registrano episodi eclatanti come l’omicidio di Francesco Bruni detto “Bella - Bella” e l’omicidio a San Lucido di Marcello Calvano, vecchio amico del collaboratore di giustizia Franco Pino. Nel 2000 viene freddamente uccisa una delle figure più romantiche del vecchio modo di intendere gli uomini di rispetto, Antonio Sena.

Fatto eclatante e fortemente simbolico rispetto alle nuove generazioni emergenti considerando il fatto che molti sostenevano che lo stesso Antonio Sena fosse da tempo solo un simbolo di un passato, oggi lontanissimo. Quindi, una serie di atti delittuosi che dimostrano chiaramente come oggi si siano ristabiliti criteri rigidi di controllo del territorio con nuovi protagonisti. Una criminalità, quella di oggi, per come ha confermato anche l'ultima relazione di oltre seicento pagine, della commissione parlamentare antimafia, concentrata soprattutto nell'acquisizione di enormi capitali provenienti da una serie di attività illecite sempre più fiorenti. Basti pensare all'enorme e crescente diffusione a Cosenza di nuova droghe sintetiche come l'ecstasy o lo speed che consentono alla criminalità l'incasso di enormi quantitativi di euro. Una criminalità sempre più pervasiva nel creare e fortificare, con la forza ed il potere del Dio denaro, quella rete di alleanze, collusioni e contatti con esponenti del mondo politico, delle libere professioni e degli apparati dello Stato che rappresentano la vera forza e la vera permeabilità dei potere criminale. Solo con la corruzione e con l'accettazione del fenomeno mafioso da parte di apparati corrotti e collusi dello stato la mafia può sopravvivere. I finanziamenti delle campagne elettorali, lo scambio di pacchetti di voti e lo scambio di tanti e tanti favori finalizzati al mantenimento del potere hanno sempre rappresentato il punto di forza di ogni organizzazione mafiosa e criminale in ogni organizza- zione sociale e statuale.

Basti accennare che nel mondo globalizzato di oggi la prima organizzazione a globalizzarsi sul serio e prima degli altri è proprio la 'ndrangheta presente con le sue filiali o'ndrine in tutti e cinque i continenti. Collegamenti forti con gli stati dell'America latina sorretti dal governo dei narcos, come la Colombia, dove anche i ministri vengono scelti e se- gnalati dal potente cartello di Medellin, fondato dal più celebre e famoso narcotrafficante di tutti i tempi, Pablo Escobar, ucciso negli anni scorsi in un conflitto a fuoco con la polizia colombiana. Gli introiti del sempre fiorente mercato dell'usura, delle estorsioni, della droga hanno consentito e consentono una pericolosa trasformazione in atto. Dal ragazzo di strada appartenente alla banda del quartiere popolare degli anni settanta trasformatosi nel criminale degli anni ottanta e coinvolto nel pentitismo degli anni novanta, oggi si assiste al giovane apparentemente distinto che assume comportamenti da imprenditore e che nella mafia - imprenditrice trova la strada ed il mezzo per giungere al potere ed al rispetto sociale. In un simile contesto, se la parte sana della città non prenderà coscienza dell’esistente e non si creeranno le condizioni per una forte barriera culturale contro le organizzazioni criminali, non ci potrà essere per le nuove generazioni un futuro degno di essere vissuto. Solo con un risvegli delle coscienze si potrà realizzare un grande sogno. “Costruire una nuova Calabria libera dalle mafie, libera dalle paure”.

Gianfranco Bonofiglio

“La provincia Cosentina”

12 agosto 2003