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Il ROMANZO CRIMINALE BRUZIO - COSENZA E LA SUA STORIA DI 'NDRANGHETA (quarta puntata) PDF Stampa E-mail

LA STORIA (Quarta Puntata)

La stagione del pentitismo e la guerra fra gole profonde

Nella storia dell'evoluzione del fenomeno criminale cosentino merita una riflessione approfondita il fenomeno del pentitismo. Dopo aver analizzato i periodi di guerra e scontri sanguinari per la gestione del potere che hanno caratterizzato gli armi ottanta dopo la morte di Luigi Palermo ed aver descritto la fase di tregua sancita nel 1986 che divenne un vero e proprio accordo di pace siglato ai tavolini di un bar dei centro della città fra i capi dei clan che gestivano la città, é necessario descrivere alcuna caratteristiche della fenomenologia criminale cittadina.

I gruppi dominanti erano, in realtà, dei gruppi giovanili nati e cresciuti nei quartieri popolari, appartenenti, quasi tutti alla stessa, generazione, e, quindi, non legati da situazioni parentali e familistiche che invece contraddistinguono le famiglie imperanti del reggino. Pentirsi a Reggio Calabria ed in altri territori della regione significa accusare i propri familiari, pentirsi a Cosenza ha significato accusare i propri amici.

Siamo nel 1992, anno storico per le sorti dell'Italia, l'anno in cui scoppia tangentopoli, l'anno in cui muore Falcone e Borsellino. L’anno in cui inizia, sull'ondata emotiva nazionale, delle stragi di Capaci e di Via d'Amelio, una vera e concreta offensiva dello Stato nei confronti dello strapotere criminale. La legge sul pentitismo e le trattative con i criminali che capiscono che l'aria è cambiata cominciano a dare i loro devastanti effetti. Molto criminali che.sanno di essere stati desti- nati a morte sicura per conflitti fra clan preferiscono trattare con lo Stato per salvarsi. Fra questi vi è anche Roberto Pagano, che, consapevole di essere stato condannato a morte dai suoi ex compari, nel 1993 decide di collaborare con la giustizia. E Roberto Pagano non è un collaboratore da sottovalutare, conosce molti segreti ed è un “azionista” deciso e temibile. Al pentimento di Roberto Pagano segue quello dei fratelli Dario e Nicola Notargiacomo. Sulle dichiarazioni dei tre pentiti venne imbastita l'operazione Garden che rappresentò il capolinea definitivo di una generazione di criminali e che segna uno spartiacque fra la vecchia e la nuova generazione criminale cosentina.

Dalle dichiarazioni di Pagano e dei fratelli Notargiacomo il 10 ottobre del '94 scatta il blitz. Il «Garden», nella sua fase dibattimentale ricostruisce venti anni di storia costellati da violenza e soprusi. Nel maggio del '95 accade l'avvenimento che nessuno avrebbe mai sospettato: il pentimento del boss dagli «occhi di ghiaccio», Franco Pino, leader indiscusso della criminalità cittadina. Il pentimento di Pino determina un vero e proprio sconvolgimento. Infatti nel corso delle udienze del «Garden» si assiste ad una vera e propria corsa al pentimento.

Personaggi di spicco come Mario Pranno, Peppino Vitelli, Francesco Vitelli, Aldo Acri, Francesco Tedesco, Ferdinando Vitelli, Nicola Belmonte ed Angelo Santolla. Tutti indagati nel processo «Garden» e passati tutti dal ruolo di imputati al ruolo di collaboratori di giustizia passando dall'altra parte della barricata. Ma l'alto numero di pentiti, paradossalmente, invece di chiarire tanti lati oscuri del fenomeno come quello delle collusioni e delle connivenze che hanno consentito alla criminalità di accrescere il proprio potere a dismisura, ha contribuito ad una serie di vicende e di intrighi che hanno caratterizzato la storia della «stagione del pentitismo», creando un vero proprio «caso Cosenza», unico nell'intero panorama nazionale.

Dichiarazioni di pentiti che erano l'esatto opposto di dichiarazioni di altri pentiti. Accuse fra pentiti di manipolare le dichiarazioni per colpire questo o quell'obiettivo. Tentativi di depistaggio e tentativi di ricattare e condizionare esponenti delle forze dell’ordine coinvolti dalle dichiarazione di pentiti in storie difficilmente credibili e dimostrabili.

Una gestione quella dei pentiti, che pone in risalto anche le incomprensioni fra la Dda di Catanzaro e la procura di Cosenza, e provoca frizioni ed incomprensioni finanche fra rappresentanti delle forze dell'ordine. Nel frattempo cambia il clima nazionale.

Molti sostengono la inutilità dei pentiti. Altri sostengono che gli stessi siano stati utilizzati, il più delle volte, quali strumenti per colpire determinati obiettivi politici, nel quadro di un complessivo disegno di gestione del pentitismo per scardinare la vecchia prima repubblica e creare spazio per una nuova classe dirigente nazionale. Su tali basi e con una forte campagna delegittimante i pentiti perdono il loro peso specifico e non provocano quel terremoto che molti attendevano. Alla fine i vari pentiti parlano di vicende già conosciute e si accusano di vicende già note ed arcinote. Alcuni perdono il loro status di pentiti per aver continuato a mantenere contatti con il mondo dal quale provengono.

Altri hanno deciso autonomamente di non collaborare più con lo Stato. Le discussioni in merito alla gestione dei collaboratori determina una riforma della legge stessa che impone una serie più dettagliata di riscontri sulle dichiarazioni dei collaboratori e che impone, in un periodo di tempo ben stabilito, l'obbligo di raccontare tutto ciò che può essere utile alle indagini.

Don Masino Buscetta, il boss dei due mondi, colloquiando con Giovanni Falcone, sosteneva che la mafia poteva essere vinta «il giorno in cui nessuno poteva fidarsi di nessuno», quindi con il crollo del- l'elemento più prezioso, l’omertà. Il pentitismo ha dimostrato il crollo del mito dell'omertà. Ma nono- stante ciò, esaurita la fase politica che nel pentitismo rintracciava un elemento determinante per la lotta alla mafia, le organizzazioni criminali hanno ricostruito le loro gerarchie con sistemi a camera stagna e tutelandosi dal pericolo del pentitismo.

Sono riusciti a riorganizzarsi rendendosi più impermeabili e nascondendosi nella società utilizzando il mondo dei colletti bianchi e specializzandosi in manovre finanziarie ad alto livello. Un nuovo modo di essere tipico della moderna criminalità globalizzata ed imprenditrice che la rende ancora più forte per come ha sostenuto, nel giorni scorsi, la relazione della commissione parlamentare antimafia.

Gianfranco Bonofiglio

“La Provincia Cosentina”

5 agosto 2003