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Il ROMANZO CRIMINALE BRUZIO - COSENZA E LA SUA STORIA DI 'NDRANGHETA (terza puntata) PDF Stampa E-mail

LA STORIA (Terza Puntata) 29 luglio 2003

Dalla pax mafiosa alla mafia imprenditrice

Nelle prime due parti si è tentato di descrivere una prima fase dell'espansione e dell'evoluzione del fenomeno criminale che, dall'omicidio di Luigi Palermo, nel 1977, attraversa una serie di conflitti e di scontri fra le bande contrapposte nel tentativo di imporre il predominio dell'una sull'altra. Tale scontro protratto nel tempo e divenuto sempre più cruento e caratterizzato anche da fatti eclatanti induce, soprattutto dopo l'omicidio del direttore delle carceri Sergio Cosmai ed il pentimento nel 1986 di Antonio De Rose, collaboratore ancor prima che venisse approvata la legge sul pentitismo, i clan contrapposti alla stipula di una pax mafiosa. 

Pentimento e rivelazioni che determinarono numerosi arresti con l'apertura di una inchiesta giudiziaria che si concluse con l'immediata scarcerazione di tutti gli inquisiti, con la derubricazione da associazione a delinquere di stampo mafioso in associazione a delinquere semplice e con l'abbandono da parte dello Stato dello stesso De Rose, fatto passare per non credibile ed affetto da disturbi mentali. Era il 1986, erano gli anni in cui era difficile anche riconoscere l'associazione mafiosa. Se, oggi, a tanti anni di distanza si confrontassero le dichiarazioni del De Rose con le dichiarazioni rese dai tanti pentiti degli anni novanta si potrebbe osservare come le stesse siano molto simili. Ma gli anni ottanta non erano certamente gli anni novanta, quando, per effetto dell'uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, lo Stato decise di rispondere in modo concreto e reale allo strapotere della mafia.

I gruppi che dominano sul territorio cosentino arrivano, quindi, ad una tregua che diverrà una vera e propria alleanza nel 1990. Il periodo di relativa pace iniziata nel 1986 segna, dal punto di vista dell'analisi del fenomeno e della sua evoluzione e trasformazione da una criminalità arcaica e basata sul concetto di uomo di rispetto per come era intesa la figura carismatica di Luigi Palermo detto «u Zorru», o, per come viene dipinto, in una versione romanzata, la figura di Don Corleone nel mitico film “Il Padrino” di Francis Ford Coppola, in una criminalità che, abbandonando ogni regola, pone l'arricchimento quale fine ultimo ed unico del delinquere. Da quell'anno in poi si assiste alla crescita economica delle organizzazioni con l'ingresso nel mondo dell'imprendito-ria di un nuovo soggetto economico: la “mafia imprenditrice”.

Le bande dividono le proficue ed ingenti entrate con il sapiente reinvestimento dei capitali in attività apparentemente lecite. Sono gli anni in cui sorgono dal nulla imprenditori senza scrupoli che, pur essendo incensurati e non avendo mai fatto parte organica di alcun sodalizio criminale, non disdegnano amicizie di un certo tipo e non rifiutano di investire capitali di dubbia provenienza. E' il periodo nel quale si afferma, ancor più in città, un ceto politico spregiudicato ed affarista che non ha mai preso alcuna posizione concreta contro l'illegalità che diviene diffusa ed ambientale. Sono gli anni in cui si radica nella cittadinanza la consapevolezza, la rassegnazione e la convinzione che ogni risultato sociale e qualsiasi conquista da raggiungere deve necessariamente passare dal beneplacito del politico di turno. Il “compare” politico, l'appartenenza a questa o quella corrente del vecchio Psi e della vecchia Dc era caratteristica essenziale per ottenere il fatidico posto, per ottenere la licenza edilizia, la riforma al militare e così via. In una società nella quale le segreterie politiche fungevano da agenzie sbrigatutto e da regolatori della vita sociale, economica e politica si inserisce il nuovo soggetto della mafia imprenditrice che entra in politica, che gestisce gli appalti, che finanzia alcune imprese di lavori pubblici che ottengono in pochi anni il monopolio esclusivo dei lavori più importanti.

In tale quadro si assumono per pubblici impieghi, uomini segnalati dai boss, si intensificano i rapporti fra politici e criminali. Anche negli anni dal 1986 al 1992 si compiranno degli omicidi che, per lo più, saranno dei regolamenti interni e delle punizioni per chi non ha osservato le rigide regole della 'ndrangheta. Ma il fatto criminoso che delinea chiaramente quale sia stato in quel periodo il ruolo della criminalità nel mondo economico e che rappresenta nella storia evolutiva del fenomeno un altro passaggio cruciale è l'omicidio, avvenuto nell'ottobre del 1990, dell'imprenditore e consigliere comunale di Rende, Pino Chiappetta, eletto nella Dc e vicino alle posizioni della corrente “Forze Nuove” guidata in Calabria dall'allora potentissimo notabile democristiano, Onorevole Vito Napoli. L’omicidio matura in un contesto di gestione di appalti e subappalti ed in un periodo in cui le organizzazioni imponevano il loro tariffarlo a tutte le imprese che realizzavano lavori pubblici in città.

Omicidio per il quale più di un pentito ha rilevato le motivazioni, le modalità ed il nome degli esecutori materiali. Dalle rivelazioni dei pentiti e dalle indagini che ne sono susseguite si è potuto delineare un quadro di interessi e di intrecci con imprenditori compiacenti ed il peso non trascurabile che gli imprenditori non legati alla 'ndrangheta dovevano sopportare in termini di estorsioni e di pizzo che, con puntualità, doveva essere versato nelle sempre più cospicue casse delle organiz- zazioni criminali. Molti degli imprenditori interrogati nei tanti e tanti processi imbastiti sulle rivelazioni dei pentiti hanno confermato il clima di attentati, di richieste estorsive e di minacce subite. Con una variante non trascurabile. Quando non si riusciva a far fronte alle richieste si giungeva a chiedere denaro in prestito a tassi usurai, entrando, in tal modo, in un vortice che spesso si concludeva con l'annessione da parte della stessa criminalità della proprietà reale dell'esercizio commer- ciale o dell'impresa che rimane fittiziamente e legalmente di proprietà dell'originario imprenditore ma che, diviene di fatto, proprietà della 'ndrangheta. Ed è su tal punto che, nonostante il pentitismo e nonostante il periodo di tangentopoli, che nella nostra città non si è mai indagato sino in fondo. Sulla genesi e sullo sviluppo della mafia imprenditrice lo Stato appare in notevole ritardo. La legislazione attuale, ferraginosa e complicata, non consente ricerche nei numerosi paradisi fiscali del pianeta, la legge Rognoni - La Torre, in molti aspetti superata, è stata applicata nella nostra città in poche occasioni ed il più delle volte i beni sequestrati sono ritornati al mittente. Neanche il maxiprocesso “Garden” avviato con i numerosi arresti avvenuti all'alba del 10 ottobre 1994 con ben 116 imputati e conclusosi con la sentenza della Corte di Cassazione dei 3 luglio 2000, ha chiarito l'aspetto imprenditoriale ed economico sviluppatosi nel secondo quinquennio degli anni ottanta. Solo nei primi anni novanta si assiste ad un vero e proprio terremoto che inizia nel '92 con i primi pentiti che svelano gli intrecci della criminalità per poi caratterizzarsi da una vera e propria corsa al pentitismo. Ma il pentitismo, la gestione dei pentiti e la guerra fra pentiti che caratterizzerà il periodo degli anni novanta sarà oggetto della prossima puntata sino a giungere agli anni più recenti nei quali si delineano nuovi scenari con nuovi equilibri e con nuovi protagonisti, che dimostrano come il periodo del pentitismo sia ormai superato e come si stiano pericolosamente ricreando le condizioni per un nuovo abbassamento della guardia ed una nuova sottovalutazione del fenomeno criminale. Il periodo delle lenzuola bianche di Palermo e dell'opinione pubblica scossa dalla morte di Falcone e Borsellino sono finiti. Il tempo dei professionisti dell'antimafia è definitivamente scomparso. La normalizzazione è giunta e tutto è ritornato come negli anni ottanta.

Molti dei pentiti degli anni novanta si sono pentiti di essersi pentiti. Un pericoloso ritorno al passato potrebbe creare condizioni, in futuro, di totale irreversibilità con la vittoria definitiva delle organizzazioni criminali che potranno, un giorno, in Calabria, rappresentare l'unico e reale centro di potere al quale anche la classe politica dovrà sottoporsi ed inchinarsi rimpiangendo, quando sarà troppo tardi, le collusioni ed i compromessi di oggi.

Gianfranco Bonofiglio

“La Provincia Cosentina”

29 luglio 2003