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Romanzo Criminale Bruzio

Correva il 1981. L'anno nel quale si consumò il triste primato del maggior numero di morti ammazzati nell'ambito della guerra fra clan che ha insanguinato la città Bruzia, nella prima guerra di mafia che vide contrapposti il clan Pino-Sena ed il clan Perna-Pranno che entrarono in conflitto per il controllo del territorio. Era l'anno in cui a Cosenza circolavano circa 50 auto blindate, l'anno in cui venivano sequestrati giubbotti antiproiettile superleggeri ed armi, per quel tempo, sofisticatissime, mentre il numero degli organici della Polizia di Stato era quello identico al 1965. 

Il blitz consumato nelle prime ore del mattino del 10 ottobre 1994, in seguito alle dichiarazioni dei primi pentiti, Roberto Pagano, ed i fratelli Dario e Nicola Notargiacomo, nel quale furono eseguiti la gran parte dei 116 ordini di cattura firmati dal pm Stefano Tocci e dal Procuratore distrettuale di Catanzaro, Mariano Lombardi, segna uno spartiacque ed un momento di svolta definitiva nei confronti di una criminalità cosentina che dal 1977 aveva spadroneggiato ed imperato con omicidi, rapine ed estorsioni.

Il periodo storico che dal 1986 giunge sino al 1994, pur registrando alcuni episodi criminali che portarono a feroci esecuzioni, si contraddistingue comune per la pace sopraggiunta fra i clan in lotta ed è anche il periodo che corrisponde ad una forte ascesa del mondo criminale verso quel nuovo modello criminale che segna una forte evoluzione ed una vera e propria trasformazione del fenomeno. Quello del passaggio di una criminalità spietata e subito pronta all'azione delittuosa ad una organizzazione che tende più alla ricerca della pace e che mira ad entrare con forza e determinazione nel tessuto economico ed imprenditoriale della zona che ogni gruppo controlla sia da gruppo autonomo che da gruppi confederati ed uniti dal vincolo della spartizione degli affari. Vincoli determinati da accordi da rispettare. E' l'evoluzione della mafia imprenditrice o della “economafia” che tende ad inserirsi in tutti gli affari più lucrosi.

Nel 1986, dopo gli arresti dovuti al pentimento di Antonio De Rose, i clan ritrovano la pace e per un periodo abbastanza lungo viene interrotta la lunga sequela di omicidi che caratterizzò il romanzo criminale cosentino nei primi anni ’80. Ma, come avviene nelle storie di ‘ndrangheta, gli equilibri sono sempre legati ad un filo e nel 1989, dopo tre anni di silenzio, si ricomincia. Infatti il 27 gennaio 1989 nel centro cittadino viene ucciso Rinaldo Picone. L’omicidio che venne deciso per futili motivi viene addebitato ai fratelli Bartolomeo. La vendetta non si fa attendere ed il 20 giugno 1989 scompare Carmine Luce, che si era alleato con i Bartolomeo.

Verso la fine del 1985, dopo il clamore suscitato dall'omicidio di Sergio Cosmai si cerca da entrambi le parti in conflitto di ritrovare un periodo di tregua, ma nell'ambito della criminalità cosentina vi sono anche giovani che agiscono in proprio suscitando le ire del capi clan. Come nel caso di Marcello Gigliotti e Francesco Lenti i cui corpi vengono ritrovati in Sila nel marzo del 1986. I due, per motivi di gelosia e di poco peso, avevano ucciso, per come raccontarono diversi collaboratori di giustizia, nel 1985 Francesco Salerni e, poco tempo dopo, il dipendente comunale Francesco Palmieri. Per questo delitto venne ingiustamente accusato un innocente, Francesco Masala.


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